Terry Gilliam E Il Suo Theorem

Terry Gilliam E Il Suo Theorem

terry gilliamThe Zerø Theorem è la nuova opera del regista statunitense di nascita, ma inglese per scelta: Terry Gilliam, in uscita il 19 dicembre in Europa e il giorno successivo negli Stati Uniti.

Christoph Waltz è Qohen Leth, un genio dell’informatica dedito alla risoluzione di una formula, in grado di comprendere se la vita umana abbia un significato. L’attore è il premio Oscar della scorsa cerimonia degli Academy per l’interpretazione del Dr. King Shultz in Django Unchained.  La sua è la seconda statuetta nella categoria: best supporting actor, dopo Inglourious Bastard del 2009, film con cui conquista il successo internazionale, sempre per la regia di Quentin Tarantino.

 Billy Bob Thornton fu considerato idoneo per il ruolo di Leth nel 2009, quando i preparativi si interruppero, per riprendere solo nel 2012, dopo la scomparsa del produttore Richard Darryl Zanuck della 20th Century Fox, visionario uomo di cinema, il quale stabilì floride collaborazioni con Steven Spielberg (Sugarland Express, 1974 e Lo Squalo, 1975) e con Tim Burton, del quale finanzia tutte le opere da Il Pianeta delle Scimmie, 2001.

terry gilliam zero theoremWaltz si mostra nel film rasato e senza sopracciglia. La fisionomia trasformata favorisce una prestazione attoriale fortemente drammatizzata, dove le espressioni accrescono il  risultato con l’aiuto delle ombre sul volto glabro dell’interprete.

In The Zerø Theorem, Gilliam torna a parlare dell’esistenza umana, argomento ricorrente nella sua filmografia, a partire da Brazil che, insieme a L’esercito delle 12 scimmie, crea un filone dall’estetica a parte, rispetto alle altre opere. I protagonisti Sam e James sono individui schiacciati da una società claustrofobica, governata da un rigido regime poliziesco. Il primo, interpretato da Jonathan Pryce è un funzionario statale, proveniente da una famiglia influente della città. La madre, i cui costumi ricordano i modelli della Schiaparelli, tanto che il cappello a forma di scarpa diventa una sfacciata citazione nella scena del ristorante, è una donna ossessionata dalla chirurgia estetica e dal desiderio di mantenere lo status del proprio nome.

terry gilliam brazil 2Sam, lontano dal sentimento di arrivismo che lo circonda,  preferisce vivere nel mondo onirico e volare incontro alla donna che segretamente ama, ma che non ha ancora incontrato nella vita reale. Jill, Kim Greist, è una camionista che si ritrova a lottare contro la burocrazia, perché ritenuta colpevole di aver commesso un grave errore nei confronti della famiglia che vive nell’appartamento sotto al suo. Durante questa estenuante battaglia conosce Sam Lowry, impiegato del reparto “Recupero Informazioni” .

FISHERKING-SPTI-09.tifLe protagoniste di Gilliam sono personaggi pragmatici, donne indipendenti, le cui aspirazioni hanno fondamenta solide: Jill vuole riscattare l’ingiustizia subita dai vicini e continuare a lavorare con il suo autocarro; Anne, Mercedes Ruehl, in La leggenda del re pescatore del 1991, è un’italoamericana proprietaria di un videonoleggio, che oltre a mantenere il compagno caduto in disgrazia, lo aiuta nella stramba impresa di far innamorare Lydia di Parry. In L’esercito delle 12 scimmie, Madeleine Stowe è la psichiatra Katryn Railly, incaricata di occuparsi del malato James Cole, la quale non solo finisce per innamorarsi del paziente, ma con lui cerca di salvare il mondo. Angelica de’ I fratelli Grimm, interpretata da Lena Headey, è la sopravvissuta di una famiglia, vittima del maleficio del bosco di Marbaden ed è l’unica vera guerriera del villaggio. Le donne appena citate, in un elenco che potrebbe continuare, rappresentano le figure speculari di quelle tipicamente maschili descritte nella cinematografia del regista.

terry gilliam grimm brothersI protagonisti di Gilliam sono individui che hanno la capacità del tutto straordinaria di percepire il mondo, la loro comprensione di esso è distorta o filtrata da una intensa attività onirica. Spesso sono gli stessi personaggi ad auto-definirsi “matti”, prima ancora che sia la società a bollarli come tali.

Gli outsiders sono il punto di partenza della narrazione filmica e il perfetto strumento con cui far risaltare le idiosincrasie che il regista nutre nei confronti di una società, frequentemente quella americana, che tende alla spersonalizzazione, a favore dell’avanzamento incontrastato della tecnologia. I computer di Brazil e le conoscenze scientifiche con le quali ne’ L’esercito delle 12 scimmie James è in grado di viaggiare nel tempo, da strumenti per migliorare la qualità della vita, diventano le armi di repressione e controllo da parte delle autorità. Tale è il sentimento di claustrofobia, che Gilliam non priva nessuno dei suoi film della presenza di gabbie: “There’s always been cages in my movies”,  lo  dimostra persino lo spot pubblicitario girato per la Nike The secret tournament del 2002, ambientato su di una nave fantasma, dove i calciatori sono imprigionati e obbligati a sfidarsi fino alle estreme conseguenze.

terry gilliam l'esercito delle 12 scimmieLa televisione è un elemento ricorrente, sempre accesa e sintonizzata su immagini angoscianti o nel corso dei consigli per gli acquisti. Gli jingles si intervallano a sensuali voci fuori campo che  propongono vacanze verso spiagge caraibiche. In L’esercito delle 12 scimmie il paradiso floreale delle isole Keys, arcipelago situato a sud di Miami, si trasforma nell’immaginario del personaggio interpretato da Bruce Willis, nel luogo dove riparare dall’odio e dalla disfatta sociale.

“Non potevo distinguere i miei sogni da quelli che mi venivano venduti. Non riuscivo neanche a vivere la realtà senza chiedermi se fosse realtà quella che stavo vivendo o l’idea che qualcuno altro avesse di essa. Una semplice cosa come camminare sulla spiaggia, il tramonto, gli uccelli volare, le onde rompersi sul bagnasciuga, la sabbia sotto i piedi: me lo stavo godendo perché era effettivamente piacevole o avevo visto centinaia di pubblicità che mi dicevano: “Questo è ciò che conta davvero nella vita”? Non lo sapevo più, dovevo andarmene”, così Gilliam semplifica la sua decisione di lasciare gli Stati Uniti, durante l’intervista con Owen Gleiberman.

È la coppia la vera protagonista della filmografia del regista, non intesa solo come unione amorosa, ma la compartecipazione di due uomini allo sviluppo degli eventi. Il tema del doppio è di fondamentale importanza: da esso scaturisce un continuo confronto dialettico sulla coesistenza di un mondo onirico e uno reale. Perry ne’ La leggenda del re pescatore è un ex professore universitario uscito di senno a causa della tragica morte della moglie, la sua descrizione ricalca alla perfezione quella del giullare rinascimentale. Jack è l’anima cinica del duo, ma finisce per accettare la visione fantasiosa che il compagno ha della vita. Ne’ I fratelli Grimm Heath Ledger, attore di indiscusso talento scomparso prematuramente, interpreta Jacob, il sognatore della favola, mentre Matt Damon veste i panni dello scettico Wilhelm. In Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo, l’anziano protagonista è in continua sfida contro il maligno, al fine di dimostrare che è l’immaginazione la forza vitale dell’universo.

terry gilliam parnassusLo schema è ricorrente persino negli adattamenti scenici, dove specchi e vetri rotti rimandano le immagini divise o multiple di uno stesso personaggio, in momenti cruciali di introspezione. Gli oggetti vivono nella narrazione, dove tutto è funzionale: “ Non mi piace avere gente che entra in una stanza e recita le proprie battute. Voglio che la sedia diventi carattere. Voglio che il coltello e la forchetta facciano parte della scena. È panteismo”.

Gilliam è un autore dall’ironia ispirata al nonsense inglese, di cui è diventato icona con il gruppo comico dei Monty Python, attivo dal 1969 al 1983. Il successo della compagnia diventa da subito internazionale. Gli sketch vanno in onda sui canali della BBC, scanditi in quarantacinque episodi, di quattro stagioni del Monty Python’s flying circus, ai quali seguono film, libri, album musicali e spettacoli teatrali. La notorietà arriva con il piccolo schermo, ed è sempre grazie ad esso che il regista affina la propria sensibilità estetica già da bambino, durante gli anni ’50: “…Qualcuno alla fine della strada aveva la tv in bianco e nero, mi ricordo che guardavamo The show of shows di Sid Caesar. Era brillante. La scrittura era simile a quella di Mel Brooks e Woody Allen”.

È con un occhio di riguardo che Gilliam si rivolge all’infanzia, dedicandogli un filone delle sue opere, a partire da I banditi del tempo del 1981. Il film narra la storia dell’undicenne Kevin, con la passione per la storia, il quale inizia una serie di viaggi nel tempo con un gruppo di nani ladroni. La narrazione fantastica e diretta a  un pubblico misto, non è priva però di momenti di cruda riflessione sull’esistenza. Il giovane è sottoposto a delle vere prove di iniziazione, le quali lo condurranno a una profonda consapevolezza di sé. Kevin, trascurato dai genitori troppo impegnati a comprare elettrodomestici, riconosce nell’eroe greco Agamennone la figura paterna.

“Alcuni anni fa mia moglie Maggie mi confidò che non aveva mai pensato alla morte. In quel momento mi sono reso conto che io ogni giorno, fin dall’infanzia, avevo pensato alla mia di morte”.

The Zerø Theorem è il nuovo appuntamento con Gilliam e con la sua sempre originale ricerca.

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